ANAGNI
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Il Settore giovanile della società sportiva a.s.d. Anagni Calcio-Scuola Calcio Affiliata alla AS ROMA, il giorno 31/01/2012, ha organizzato un incontro formativo rivolto ai genitori dei bambini della scuola calcio, a dirigenti e tecnici della stessa società , ed alle società sportive limitrofe, a tema “Il ruolo del buon genitore nella gestione della vita sportiva del bambino e del ragazzo”.
All’incontro hanno partecipato:
1. Sindaco del Comune di Anagni Dott. Carlo Noto;
2. Dott. Aldo Grauso (Psicologo);
3. Pietrino Tagliaferri, Presidente della FIGC-Delegazione Provinciale di Frosinone;
4.
Maurizio Rossi, responsabile attività di base a livello Regionale e commissario tecnico della rappresentativa regionale categ. Juniores. Quest’ultimo campione d’Italia nel 2008 con la squadra di calcio a 11 femminile e nel 2011 campione d’Italia sempre con la rappresentativa regionale categ. Giovanissimi, svoltasi proprio ad Anagni nello scorso anno, il giorno di Pasquetta presso lo Stadio Comunale Del Bianco.
5. Galliano Vecchi, Assessore alla Pubblica Istruzione del Comune di Anagni;
6. Danilo Tuffi, Consigliere con delega ai servizi sociali e solidarietà politiche delle famiglie del Comune di Anagni.
Il ragazzo che sceglie di impegnarsi in uno sport merita rispetto e stima da parte dei genitori, che devono cercare di spronarlo ed incoraggiarlo nello svolgimento di tale attività, ma sopratutto capire, e fargli comprendere , che lo sport è prima di ogni cosa, divertimento e voglia di stare insieme, senza nutrire gelosie inutili o false ambizioni, che, il più delle volte, sono di ostacolo e non di aiuto al genitore. In effetti, particolarmente nel calcio e nella fascia d'età compresa tra i 7 ed i 14 anni, il genitore si trova di frequente protagonista di situazioni spiacevoli, che creano problemi ed ostacoli ad una serena e positiva attività sportiva per il proprio figlio.
Molto spesso, un occhio attento scopre che il vero protagonista delle partite giovanili, colui che è più carico di tensioni, che si è preparato meticolosamente e che poi si dispera se si sbaglia un tiro in porta è proprio il genitore. Il ragazzino, invece, scuote le spalle, cancella quasi subito l'errore o la sconfitta e, in definitiva, l'unica cosa di cui veramente si rammarica è l'idea della predica che lo aspetta a casa. Può capitare che inconsciamente si tenda a realizzarsi attraverso il bambino e a proiettare su di lui i desideri che non si è riusciti a soddisfare da giovani.
Con la convinzione che "lo si fa per il suo bene", in realtà si può correre il rischio di diventare veri e propri deterrenti psicologici, non solo condizionando negativamente il rendimento in gara, ma, fatto ancora più grave, danneggiando lo sviluppo psicologico del ragazzo. Molto spesso si vorrebbe che il proprio figlio non dovesse mai soffrire, ne commettere errori, ma ricevere dalla vita solo gioia e felicità: questo, purtroppo, non è possibile ed il compito del genitore diviene, perciò, quello di non intromettersi nelle scelte del figlio e di non voler vivere la vita al suo posto, capendo che ogni errore commesso ed ogni dolore provato aiuta il ragazzo a crescere ed a formare una sicura personalità.
Penso che l'attività sportiva sia uno dei mezzi migliori per aiutare il proprio figlio a maturare e a crescere, in quanto lo sport spinge il giovane ad impegnarsi, a cercare di migliorarsi, a mettersi continuamente alla prova, a stringere rapporti sociali, a comprendere il sacrificio e l'umiltà, ad assumersi delle responsabilità ed a divenire membro di una collettività nella quale vigono, per ciascuno, diritti e doveri.
Per questi motivi questa scuola calcio ha inserito la figura dello Psicologo all’interno della Scuola Calcio già dal 2009.
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