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FROSINONE
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"Molti sanno che l'azione politica della Rosa nel Pugno ha avuto ufficialmente inizio nel settembre 2005, a Fiuggi. E fin qui, nessuno scoop. Appare chiaro, infatti, che il luogo da cui è partita l'avventura della Rnp si trova proprio nella nostra terra. Pies Paolo segneri Pochissimi sanno, però, come e da chi ha avuto inizio quel progetto. Già nel 2002, da liberale e libertario, affermavo nei comitati nazionali di Radicali Italiani e scrivevo sul forum del sito internet www.radicali.it, che il "progetto politico" per l'avvenire a cui bisognava lavorare era quello che definivo come "il partito
riformatore della Rosa nel Pugno". Insomma, la Rnp è una mia idea. Cominciai a proporre, a rilanciare e ad elaborare idee per rendere possibile tale progetto politico che, contestualmente, indicai come "in antitesi al progetto dell'Ulivo". Sono ancora dello stesso avviso. L'Ulivo, da cui è scaturito questo Pd, e la Rosa nel Pugno sono due progetti differenti: innanzitutto, il primo poggia sull'asse tra ex-Dc e post-Pci mentre il secondo nasce liberale e socialista, oltre che laico e libertario. Dunque, radicale. Insomma, l'Ulivo è il progetto per il Partito democratico mentre la Rnp è il progetto per un partito democratico; il primo è il partito riformista mentre il secondo è il partito riformatore. E la differenza storica tra riformisti e riformatori resta profonda. Riformatori furono, per esempio, anche Romolo Murri, dentro la Chiesa. E i due cattolici liberali del dopoguerra: Luigi Sturzo e Alcide De Gasperi, ovviamente in politica. In altri termini, seppur nella sua nobiltà ideale, il riformismo italiano, che va rispettato e riconosciuto nella sua grandezza, ha storicamente perduto. Purtroppo, infatti, in Italia, il riformismo coincide con quella corrente politica che si impose dopo il 1918 e che venne sconfitta nel '22 con l'ascesa di Benito Mussolini e con l'avvento del fascismo. Vedo emergere ancora oggi, come vedevo e segnalavo nel biennio 2002-2004, alcune forti spinte riformatrici provenienti da più parti e riconducibili alle antiche istanze risorgimentali. Ma non si tratta di recuperare elementi vecchi e consunti dispersi in un passato remoto e ormai finito, per carità! Mi riferisco invece, ancora un volta, ai metodi e alle istanze liberali rinnovate, però, da un carattere politico legato al notro presente. Sono le idee liberali più innovative perché provengono dal respiro più antico, perciò rivolto verso il futuro. E carico di memoria. Ovviamente, si tratta di lotte politiche aggiornate al nostro presente, alla realtà odierna e alla battaglia civica quotidiana, cioè al divenire e al trasformarsi del pensiero, dei sistemi politici e dei costumi. Mi riferisco, quindi, a un archetipo e non ai soliti stereotipi delle ideologie novecentesche. E la Rosa nel Pugno è un archetipo.
Sto parlando di una forza politica che ho immaginato e pensato guardando al programma e alle proposte concrete. Sono partito, per ò, dal metodo liberale. Dalla ricerca di una strada che poteva e può essere anche sbagliata, ma che vede la Rosa nel Pugno come un progetto, come modello simbolico ed eterno costituito intorno al binomio “pensiero e azione” di mazziniana memoria. La rosa, infatti, simboleggia il pensiero e la mano chiusa a pugno rappresenta l'azione. La rosa, inoltre è il simbolo dell'amore, della bellezza, della femminilità e dell'infinito; il pugno, invece, rappresenta la forza, l'uomo e la finitezza umana. L'unione tra la rosa e il pugno è anche la fusione alchemica tra forma e materia, tra corpo e sostanza, tra parola e conoscenza, da cui nascono la sapienza e la saggezza. Nel corso di questi anni, ho sempre scritto sui giornali o sul forum radicale quello che di volta in volta andavo proponendo perché si conservasse la memoria della mia proposta e anche la data. Perché scripta manent. Ora, quel percorso è seminato lungo il cammino e, perciò, non si è dissolto. Infatti, solo per fare un esempio, lunedì 3 marzo 2003, annotavo nel dibattito della community radicale: “Possiamo, a mio parere, trainare quella vasta area laica, liberale e socialista, di cui anche lo Sdi è senz'altro (l'altra) componente naturale (con l'ausilio e la forza dello Sdi, quindi). Permettere, invece, a chi lo desidera, di annaffiare il fiore che qualcuno ha già visto spuntare: la rosa nel pugno”. Sembravo un “matto”. Dicevo e scrivevo cose che non erano allora nemmeno pensabili, non erano nell'agenda politica, neanche come possibilità. Era il tempo in cui lo Sdi lavorava al progetto riformista dell'Ulivo e ne faceva parte integrante. Mentre i Radicali si trovavano fuori dalle due coalizioni principali. Continuai a indicare la traiettoria della Rosa nel Pugno arrivando addirittura a pubblicare e a diffondere, nel 2004, un mio pamphlet intitolato, appunto, “La rosa è nel pugno”. Ma già da prima riuscii a convincere il socialdemocratico e saragatiano Gian Franco Schietroma, che ci lavorò seriamente dentro i socialisti. Ma fu Marco Pannella che per primo comprese la forza di quella mia idea e la fece propria permettendone la realizzazione. Il progetto non è fallito. Anzi, continuo a sentire la responsabilità di quella mia felice intuizione. Spero soltanto mi venga data l'opportunità di alimentarla così come l'avevo fatta nascere. Le idee muovono il mondo. Muoviamoci insieme.
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Scritto da: CORAPI () 01-02-2010 20:42