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ROMA - Valeria Luzi ha ventisette anni, è di origini romane e si è laureata in filosofia. Dopo essersi cimentata in svariate professioni - è stata impiegata, segretaria, hostess, wedding planner, editor e giornalista - viaggia per il mondo e scopre le sue vere passioni: la scrittura e il viaggio, che rappresenta una delle sue fonti d’ispirazione. Figabook è il suo primo romanzo. Un libro divertente, curioso, attuale. Con il suo esordio letterario (pubblicato da Aliberti Editore) Valeria Luzi ci parla del mondo adolescenziale, degli amori e delle paure che ne seguono. Dei sogni e delle modalità pratiche.
"Figabook". Come le è saltato in mente questo nome? Sicuramente il titolo la dice lunga, no?
“Un anno fa mi sono addormentata una notte scervellandomi per trovare un soggetto da scrivere che parlasse di sesso e di facebook. La mattina seguente ho aperto gli occhi e mi è venuta in mente la parola “Figabook”. In realtà il libro non ha nulla a che fare con il popolare social network se non per la ridicola presa in giro del nome nel titolo che sin dall’inizio incuriosisce e invoglia alla lettura”.
Amore, sesso, timidezza, futuro. Questi i temi principali presenti in questo libro, che rappresenta il suo esordio letterario. Perchè ha puntato su questa storia?
"Quelli che ha elencato sono piu’ o meno i principali temi di ogni storia. Infatti, il mio obiettivo non era assolutamente quello di dire qualcosa di nuovo a proposito di tematiche cosi usate e soprattutto abusate, specialmente per una giovane scrittrice esordiente che vuole colpire. Ciò su cui ho puntato è raccontare il tutto da un punto di vista originale, cioè quello della vagina che parla in prima persona, con un forma insolita per il sesso, cioè quella della favola. Questi due elementi mi hanno reso possibile affrontare argomenti pesanti e scomodi come le incomprensioni familiari, i problemi adolescenziali, lo scontro generazionale, l’iniziazione sessuale e tanti altri, con uno stile comico che fa ridere a crepapelle chi si ferma allo strato piu’ superficiale della vicenda e, invece, fa sorridere ironicamente chi vuole riflettere. In fondo e’ proprio questo, da sempre, il compito della favola: insegnare una morale attraverso una storia che puo’ essere per certi versi anche banale".
Una parte centrale e anche simpatica del testo è sicuramente affidata al linguaggio usato per i personaggi e le descrizione degli ambienti. Pisello azzurro, Papapene fra tutti. Cosa ci può dire al riguardo?
"Che mi sono divertita troppo a creare tutte quelle espressioni e quei nomi assurdi! Infatti, proprio come ogni racconto fantastico che si rispetti, ho voluto creare un mondo parallelo fatto di regole e parole tutte sue. Di sicuro, già immaginare una dimensione dove esistono solo patate e piselli fa ridere, figuriamoci poi se pensiamo che queste entità possano parlare ed agire come esseri umani. Quindi, anche nei nomi dei personaggi, come nel titolo, è evidente una forte volontà dissacratoria. Per esempio, usando l’espressione pisello azzurro ho chiaramente voluto ironizzare sul fatto che il principe azzurro è un’utopia".
Valeria Luzi a 27 anni perchè ha scritto un libro sulla ricerca dell’amore “perfetto” in forma ironica? Quanto è autobiografico questo suo lavoro?
"Nello stile comico con cui la protagonista affronta ogni situazione mi ritrovo al 100%. Per quanto riguarda i fatti veri e propri raccontati nel libro, alcuni sono capitati anche alla sottoscritta, altri alle mie amiche, ma la maggior parte sono frutto solo della mia fantasia. Senza ombra di dubbio considero “Figabook” una storia creata a mia immagine e somiglianza…e chi mi conosce veramente non può che essere d’accordo. Ovviamente non è un caso che io l’abbia scritta proprio in questa fase della mia vita, dopo tante esperienze più o meno belle che hanno formato il mio giudizio e influenzato la mia visione del mondo e della vita".
Che messaggio ha voluto trasmettere agli adolescenti con “Figabook”?
"In realtà, mentre scrivevo non mi ero posta come obiettivo quello di trasmettere qualche messaggio particolare agli adolescenti, soprattutto volevo rivolgermi all’umanita’ in generale, donna, uomo, bambino, animale o adolescente che sia, con lo scopo di farla sorridere distraendola per qualche ora dai suoi problemi quotidiani. Volevo far sentire al mondo intero la risata che è dentro di me e che mi fa vivere cosi felice e sognante anche in mezzo alle negatività".
Servizio a cura di Francesco Giudici
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