CINEMA
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A.C.A.B. di Stefano Sollima, con Pierfrancesco Favino, Marco Giallini, Filippo Nigro, Domenico Diele- distr. 01 Distribution
Cobra, Negro e Mazinga sono celerini, caschi blu, “fratelli” dentro gli stadi, lungo le strade. Stretti o costretti, tra le logiche dello Stato e l’odio della comunità. La loro rabbia privata, sfocia in quella pubblica e lavorativa. Vendette legalizzate, spedizioni punitive autorizzate. Pronti a tutto per farsi giustizia da soli e proteggere “i fratelli”.
L’ A.c.a.b di Sollima è buio, pervasivo, ha il gusto per il dominante, apre uno squarcio su una realtà non detta.
Non sono i poliziotti in divisa, loro rappresentano LA GENTE COMUNE, che vorrebbe e vuole un’Italia diversa… Nigro, Favino e Giallini, sono guerrieri, combattenti fedeli ad un codice d’onore, chiusi in una psiche marmorea, come per proteggerla dalla violenza che vivono sulla loro pelle.
Padri inadeguati, uomini soli, pieni di risentimento e frustrazione, famiglie distrutte ed al limite, tutto chiuso in quel casco, in un simbolo, in una canzone che sentiamo ridondante come una carica. Sicuramente il discorso di Favino, di fronte al giudice, fa comprendere la vera natura del mestiere, con i nervi visibili negli occhi, la paura nelle parole, la gola secca, l’incertezza e allo stesso tempo la consapevolezza, che quello che sta per pronunciare è l’unico modo che ha per esprimere il suo dolore, interno, intimo, misterioso e oscuro.
“Prima di decidere chi sono gli innocenti o i colpevoli, dovrebbe prima capire come funziona il lavoro della celere.
Quando sei lì in mezzo non riesci a pensare, il cuore è a mille, l’adrenalina che sale, la testa come se dovesse esploderti da un momento all’altro, non senti niente. Hai solo i tuoi fratelli accanto. Solo su di loro puoi contare.”
Questo film, che poi non lo è, va capito in fondo, perché presenta la vera natura ed il sentimento di uomini che vivono al limite tra legalità ed illegalità, ogni singolo istante, ma sono persone comuni, uomini che guadagnano 1800 euro al mese e, possono morire per una rissa allo stadio.
Ora, la domanda è: Chi è il giudice? Chi lo stabilisce il vero limite? Noi..? Loro..?
Sta a voi.
Servizio a cura di
Francesca Tardio
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