CINEMA - Presentato e fortemente acclamato alla 66. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, A Single Man è il primo esperimento cinematografico in cui si cimenta la storica firma del brand Gucci, Tom Ford.
La storia è un adattamento del romanzo di Christopher Isherwood “Un Uomo Solo”.
È il 1962, e la guerra nucleare sembra imminente. La paura pervade il mondo. I valori sociali sono rappresentati in termini eccessivamente semplicistici, in bianco e nero, ma le complessità delle relazioni umane sono aggrovigliate allora come oggi.
Ambientato a Los Angeles all’apice della crisi missilistica di Cuba, A SINGLE MAN narra la storia di George Falconer, un professore universitario inglese di 52 anni (Colin Firth), che fatica a trovare un senso alla propria vita dopo la morte del compagno Jim (Matthew Goode).
George vive nel passato e non riesce a vedere il suo futuro.
Nell’arco di una giornata, in cui una serie di eventi e incontri lo porta a decidere se la vita dopo Jim abbia un senso oppure no, George trova conforto nella sua più cara amica, Charley (Julianne Moore), una splendida 48enne, anche lei alle prese col suo futuro.
Un giovane studente di George, Kenny (Nicholas Hoult), che sta iniziando ad accettare la propria omosessualità, perseguita George e lo considera l’anima gemella.
A SINGLE MAN è un racconto sull’amore interrotto, l’isolamento della condizione umana e l’importanza dei momenti apparentemente insignificanti della vita.
Il film, proprio perché realizzato e curato dall’occhio attento ed esteticamente raffinato dello stilista Tom Ford, è un’opera bella da vedere in ogni suo particolare. Ogni fotogramma è catturato con precisa parsimonia estetica e l’intenzione di non slegare mail il plot dalla forma bella ed aggraziata della fotografia di Ford.
Splendida l’interpretazione di Colin Firth, davvero nel suo stato di grazia in questo film che gli è valso, al Lido di Venezia, la Coppa Volpi per la Miglior Interpretazione Maschile.
Il consiglio è di vederlo e di apprezzarne la genuinità e la bontà con cui la storia viene raccontata, senza lasciarsi prendere troppo dalla componente estetica e formale che Ford esalta, talvolta, oltre misura.
Lui stesso dichiara: “È un racconto universale su cosa vuol dire affrontare l’isolamento che proviamo tutti e sull’importanza di vivere nel presente e comprendere che le piccole cose della vita in realtà sono le grandi cose della vita.”
Servizio a cura di Francesco Giudici
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